Gli antichi romani tingevano i capelli con metodi disgustosi: tu lo faresti?

I capelli si tingevano anche al tempo dei Romani, peccato che i metodi per farlo fossero davvero disgustosi

Capelli metodi disgustosi per tingerli usati dai Romani (pixabay) 081.it-181222
Capelli metodi disgustosi per tingerli usati dai Romani (pixabay)

I Romani tingevano i capelli usando metodologie a dir poco disgustose. La tintura dei capelli, soprattutto per i canuti, è una pratica antichissima.

Per svariati motivi i capelli bianchi sono stati sempre contrastati attraverso note di colore, forse perché i capelli bianchi sopraggiungono in un età adulta  vengono accostati spesso al tempo che passa. A quello che va sotto il nome di invecchiamento.

Alcuni studi hanno rilevato che Greci e Romani tingessero i capelli di nero permanente. Si sottolinea che le iniziali pratiche di tintura dei capelli erano altamente tossiche. Infatti veniva adoperata una pasta composta da idrossido di calcio e ossido di piombo. Col tempo gli stessi Romani si sono resi conto dell’alta tossicità di questa pasta e sono passati ad altri metodi molto disgustosi.

Metodi disgustosi i capelli si tingevano così al tempo dei Romani

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Capelli metodi disgustosi per tingerli usati dai Romani (pixabay)

Non esistevano – ovviamente – le moderne tinture pe capelli all’epoca dei Romani. Per non rovinare i capelli e non finire intossicati, dopo l’iniziale metodo con ossido di piombo idrossido di calcio, si è passato ad altro.

Pur di rendere colorata la propria chioma bianca, sono state introdotte disgustose metodologie di tintura capelli.  Plinio il Vecchio, ad esempio, consigliava di applicare sui capelli bianchi sanguisughe macerate nel vino rosso per 40 giorni. Questo metodo conferiva ai capelli un colore più scuro.

Per schiarire, invece, si usava applicare niente poco di meno che lombrichi ed erbe per un’intera notte. Inoltre, anche gli escrementi di piccione conferivano un colore più chiaro. Anche lo zafferano veniva utilizzato per conferire ai capelli un colore biondo rame.

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Secondo Svetonio ceneri di noci o piante bruciate venivano utilizzate dalle prostitute per tingere di biondo i capelli e rendersi riconoscibili. Il metodo peggiore? Quello adoperato contro la caduta di capelli. Ceneri di corna di cervo mescolate con il vino con cistifellea di scrofa insieme ad urina di toro e ceneri di genitali di asino. Una pasta davvero disgustoso, bensì sembrerebbe contrastasse la perdita dei capelli.

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