Smart working, questi genitori costretti a farne a meno dal 2023

Nel 2023 i genitori non potranno più usufruire della possibilità di lavorare da casa, addio smart working

Lo smart working potrebbe essere davvero un miraggio per moltissimi genitori nel prossimo anno 2023. Il lavorare da casa – o work at home – è una condizione che si è diffusa con la pandemia da Covid19.

Smart working (pixabay) 081.it 231222
Smart working (pixabay)

Il virus ha ridisegnato le regole del lavoro, dando la possibilità proprio ai lavoratori di adattare la propria casa come se fosse un ufficio. Molte realtà non hanno abbandonato questa modalità di lavoro, anzi hanno deciso di introdurla nella propria pianificazione del lavoro, permettendo insomma agli impiegati di poter svolgere le proprie mansioni dalla propria scrivania.

Di casa però! La proroga del lavoro agile con la non obbligatorietà degli accordi individuali con i lavoratori c’è sino al prossimo 31 marzo, ma è riferita solo ai lavoratori cosiddetti fragili. Per coloro che hanno figli minori di 14 anni non c’è più la possibilità di usufruire dello smart working.

Smart working addio per chi non è fragile dal prossimo 2023, genitori a rischio

Smart working (pixabay) 081.it 231222
Smart working (pixabay)

In che senso? Ebbene, se appunto i fragili potranno continuare ad usufruire di tale agevolazione che permette il lavoro agile, per le pubbliche amministrazioni si opererà sempre secondo le modalità regolate dal Piao, Piano integrato di attività e organizzazione.

I fragili sono quei lavoratori che hanno seri problemi di salute, come i malati oncologici o affetti da particolari patologie. Questa categoria era accomunata ai lavoratori con minori a carico con età inferiore ai 14 anni. Ora non è più così. O meglio, dal 31 dicembre 2022 le cose cambieranno e il lavoro agile senza accordi individuali vedrà la sua scadenza.

LEGGI ANCHE: Il vero Balto esiste ancora: ecco dove vedere “dal vivo” l’eroico cane da slitta

Si passerà, pertanto, allo smart working standard che prevede accordi con l’azienda e i sindacati.  Ovviamente non tutti sono d’accordo su questa decisione. C’è chi vede l’emergenza rientrata e sente la necessità di ripristinare la “normalità” e chi è favorevole al lavoro da casa.

Questo perché consentirebbe di vivere la propria mansione stando nella propria casa o comunque posto familiare, poter staccare un po’ e limitare il fenomeno del burnout, quella condizione che rende esaurita delle energie la risorsa, che diventa incapace di lavorare senza subire pressione psicologica forte.

Impostazioni privacy